Anche gli agriturismi che svolgono attività di ristorazione potranno effettuare, a partire da lunedì 27 aprile 2020, la vendita da asporto di cibi e bevande normalmente offerti dal proprio agriturismo. Lo conferma la Regione Emilia Romagna, sottolineando che resta in ogni caso sospesa ogni forma di consumo sul posto di alimenti e bevande.
Mitili e pesce rimasti invenduti a causa della chiusura del canale commerciale Ho.re.ca – l’acronimo di hotel, restaurant e catering – o commercializzati a prezzi più bassi di quelli di produzione. Cia – Agricoltori Italiani Ferrara lancia l’allarme sui settori dell’acquacoltura e pescicoltura, colpite dalla lunga coda dell’emergenza sanitaria, con la prospettiva di riaperture parziali che non fa sperare in una ripresa veloce. Perché, anche se il settore è autorizzato a operare, essendo a tutti gli effetti attività agricola, in realtà le vendite sono diminuite di almeno il 30% in poche settimane, come spiega Michele Gatti, vicepresidente della Cooperativa Pescatori Laghese, una delle sessanta cooperative che riuniscono gli oltre 1200 pescatori della Sacca e i 350 che operano a Comacchio.
“La buona notizia è che le aziende agricole potranno accedere agli interventi finanziari garantiti dallo Stato e previsti nell’emendamento al decreto legge sulla liquidità, anche grazie al forte pressing di Cia-Agricoltori Italiani sul Governo, che inizialmente non le aveva inserire. La cattiva è che la liquidità manca sempre, non solo in questo periodo, a causa di una crisi generale dovuta a cali produttivi, prezzi di mercato sistematicamente troppo bassi e a un sistema assicurativo che dal 2015 è diventato un vero e proprio “cappio al collo” per i produttori – commenta Massimo Piva, vicepresidente di Cia-Agricoltori Ferrara, la pubblicazione del Decreto liquidità.
In questo momento storico così complesso e inaspettato vogliamo capire quale impatto sta avendo l’emergenza sulle nostre aziende. Per questo Cia ha attivato il “sondaggio” informativo agricoleCiaContaConTe, che ha l’obiettivo di raccogliere dati ed informazioni delle imprese agricole associate e non, interessate dalle conseguenze economiche e finanziarie causate dal COVID-19.
L’emergenza sanitaria sta mettendo in ginocchio il paese e il clima rischia di fare altrettanto con il settore agricolo, essenziale ora e nei prossimi mesi per garantire i beni di prima necessità ai consumatori. Tutto a causa delle temperature notturne scese sotto lo zero per alcuni giorni, che hanno provocato gelate e conseguenti danni alle colture frutticole come albicocche, pere e mele in una fase vegetativa delicatissima. Anche la siccità è diventata un problema, in particolare per grano, barbabietola da zucchero e mais, tanto che il Consorzio di Bonifica ha deciso di aprire la stagione irrigua in anticipo, già dal 1° aprile.
Informiamo che il Governo ha pubblicato la sequente FAQ:
Il nuovo Dpcm del 22 marzo prevede che sia sempre consentita l’attività di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna, tra l’altro, di prodotti agricoli e alimentari. La vendita di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti, ammendanti e di altri prodotti simili è consentita?
Sì, è consentita, in quanto l’art. 1, comma 1, lettera f), del Dpcm del 22 marzo 2020 ammette espressamente l’attività di produzione, trasporto e commercializzazione di “prodotti agricoli”, consentendo quindi la vendita anche al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti etc.Peraltro tale attività rientra fra quelle produttive e commerciali specificamente comprese nell’allegato 1 dello stesso Dpcm “coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali”, con codice ATECO “0.1.”, per le quali è ammessasia la produzione sia la commercializzazione. Deve conseguentemente considerarsi ammessa l’apertura dei punti di vendita di tali prodotti, ma in ogni caso essa dovrà essere organizzata in modo da assicurare il puntuale rispetto delle norme sanitarie in vigore.
A seguito delle gelate notturne di inizio settimana, tutti gli agricoltori che ritengono di aver subito danni alle coltivazioni superiori al 30% possono fare opportuna segnalazione ai nostri uffici, avendo cura di indicare la coltura danneggiata e la percentuale di danno stimata. Cia Ferrara sta attivando tutti gli strumenti utili all’eventuale futuro riconoscimento del danno da evento atmosferico. Visto il periodo di “emergenza coronavirus” vi consigliamo di utilizzare i metodi alternativi di uso comune: mail, messaggi, telefono.
L’emergenza coronavirus sta mettendo in ginocchio il settore florovivaistico, che nel nostro paese conta 24mila aziende con un fatturato di 2,5 miliardi, pari al 5% dell’intera produzione agricola nazionale. Cia – Agricoltori Italiani Ferrara lancia l’allarme per la situazione dei produttori sul territorio che saranno presto costretti a mandare al macero migliaia di piante fiorite e fiori, perché lo stop arriva in un periodo in cui si genera il 60-65% del fatturato. A spiegare in dettaglio la situazione Michele Boarini, produttore ferrarese di Cia Ferrara, che dal suo impianto di 15.000 mq a Voghiera produce ed esporta fiori e piante ornamentali in vaso.
il paese sta combattendo una battaglia difficile. Il nemico è subdolo, non lo vediamo ma sappiamo che può essere sconfitto, sui tempi, molto dipenderà dai nostri comportamenti e dalle prescrizioni che dobbiamo scrupolosamente seguire.
Gli uffici di Cia Agricoltori Italiani Ferrara riceveranno solo su appuntamento a partire dal 18 maggio. Continuiamo a lavorare per le aziende ma lo facciamo in modo diverso, per il bene di tutti. Il settore agricolo non si ferma e nemmeno noi.