Alberto Notari confermato al vertice di Emilia Centro, Marco Bergami vicepresidente
BOLOGNA – “Sono stati quattro anni imprevedibili e complessi. Eppure, dentro una stagione segnata da pandemia, crisi energetiche, guerre e instabilità dei mercati, la Confederazione non solo ha retto l’urto, ma ha rafforzato professionalità, competenze e rappresentatività”. Sono parole di Alberto Notari, presidente di Cia Emilia Centro, in apertura dei lavori assembleari, conclusasi con la sua conferma alla guida dell’Organizzazione, e quella di Marco Bergami a vicepresidente.
Notari ha sottolineato che l’agricoltura non è solo produzione ma presidio democratico, ambientale e sociale. “In un contesto globale frammentato, con un’Europa fragile e un’Italia segnata da dipendenza energetica, crisi demografica e disuguaglianze territoriali – ha detto – il settore primario è chiamato a governare le transizioni ecologica e digitale senza rinunciare alla centralità della sicurezza alimentare.
Eventi estremi, siccità, crisi idrica e consumo di suolo incidono direttamente sulla resilienza delle imprese, aggravata da carenze infrastrutturali e ritardi sulle rinnovabili. La diversità è ricchezza: accanto alle aziende integrate e ad alta efficienza – ha proseguito – convivono agricoltori multifunzionali, agro-ecologici, part-time. Nelle aree interne l’impresa familiare evolve ‘in hub’ di servizi: qualità, tutela idrogeologica, energia, turismo, welfare rurale. In pianura prevale l’azienda strutturata e tecnologica, chiamata però ad aggregarsi per riequilibrare il potere contrattuale. Nelle aree urbane l’agricoltura diventa agro-civica: filiere corte, rigenerazione, educazione alimentare”. Notari ha poi affrontato il tema del suolo come ‘bene comune’ auspicando la rigenerazione delle superfici abbandonate.
“Nel territorio Cia Emilia Centro è oggi autorevole e presente, ma i redditi non crescono – ha proseguito – i costi sono in aumento, ma restano centrali filiere come vino, lattiero-caseario, ortofrutta, cerealicoltura e bieticoltura, con la necessità di rafforzare il peso agricolo anche in realtà come Coprob. Sul vino, con 670 mila ettari nazionali, si apre una riflessione: più che nuove autorizzazioni occorre tutelare l’esistente e spingere sull’innovazione, anche con prodotti a basso o zero alcol”. Il presidente ha richiamato i troppi attacchi ideologici a zootecnia e uso dell’acqua ricordando che la cerealicoltura del territorio va preservata, come la fertilità del suolo per assicurare un futuro produttivo. “Nel prossimo mandato l’organizzazione rivendicherà autonomia critica negli accordi commerciali, pluralismo nelle scelte, difesa dell’agricoltore come custode del territorio – ha concluso – fornendo servizi tecnici e assistenza qualificata a costi accessibili”. Nel suo intervento, il vicepresidente Marco Bergami ha ravvisato la necessità di fare entrare la componente agricola negli organi decisionali di parchi “perché dobbiamo avere la possibilità di portare le nostre ragioni”.
Il presidente del Consorzio del Lambrusco, Claudio Biondi, a sua volta ha osservato che sarebbe meglio preservare l’attuale patrimonio vitivinicolo in un momento difficile, “piuttosto che pensare a nuove piantumazioni”, riferendosi alla percentuale che ogni stato ha a disposizione per assegnare nuove superfici a vite. Il presidente regionale Stefano Francia ha fatto il punto sulla Variante al Piano di assetto idrogeologico (Pai), una vicenda in discussione in seno alla Regione che la Cia sta seguendo con attenzione affinchè l’agricoltura – e tante aree fertili – non vengano sacrificate per una tutela di un territorio che invece va a beneficio di tutti”. Nelle sue conclusioni il presidente nazionale, Cristiano Fini, ha lamentato i “troppi e continui attacchi all’agricoltura, ricordando che il cambiamento climatico mette in difficoltà le imprese. “Il settore primario può fare tanto per mitigare il global warming ma ha bisogno di strumenti adeguati. Infine – ha concluso – ribadiamo che il Fondo unico proposto con la Pac deve sparire perché verrebbe a mancare il ruolo di indirizzo dell’Unione europea.